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Il tempo delle rose

Anche stasera, per l’ennesima volta.

Cambio pigiama e annessi rituali del pre-buonanotte, riti che ci servono per prepararci a quel tempo che non è ancora il tuo sonno, ma attraverso il quale sappiamo di dover passare per arrivarci.

Creatura, ti porto a letto.

Come ogni altra sera, ci sdraiamo vicini.
Abbiamo capito che, per noi, è meglio così.
Inizio la ninnananna, la stessa che ti canto da sempre.
Piano, a bassa voce, che la mia voce ti culli… e culli un po’ anche me, stanca da questa giornata.
E tu vicino, la respiri… a volte sorridi, la canti anche tu, da quando sei in grado.
Cantando penso a tutte le cose che “sono rimaste di là”… una lavatrice da caricare o semplicemente la mia voglia di essere “altro da te” almeno per qualche ora, fino al tuo primo risveglio. Magari un film, visto dall’inizio e non “da quando arrivo in salotto” che di solito è oltre la metà e ci si capisce poco niente.
Non è egoismo, almeno non credo.
A volte è sopravvivenza, almeno pensare di poterlo fare.

Alcune sere è bellissimo, altre no. E ce lo dobbiamo dire con sincerità.
Mi piacerebbe che tu fossi uno di quei bambini che “messi giù” si addormentano da soli.
Perché è tantissimo il tempo passato accanto a te perché ti lasci andare alle braccia Morfeo.
Una volta ho letto un post di una mamma blogger che ha contato le ore, più o meno, trascorse ad addormentare i suoi due figli.
Io non ci provo nemmeno, i numeri non mi direbbero nulla.
Mi dicono invece molto i miei pensieri… perché finché canto, penso a cosa farò domani.
Il lavoro, l’ultima cosa da mettere in borsa per la scuola, la telefonata da fare, una piccola commissione rimandata ormai da troppo tempo.

Penso a quante idee sono nate nel pre-notte, finché ti addormento e tu ascolti ogni mio respiro.

Quanto vorrei, almeno certe sere, una bacchetta magica.
Salagadula… e per incanto, tu che dormi, senza di me… senza pianto e senza quella fatica dello “stare ancora”… dopo tutta una giornata in cui “stiamo”.
Ma so che non accadrà, che ci battiamo sempre su un tempo di almeno mezz’ora prima di dormire.

A volte chiudo gli occhi, sperando che per imitazione…ma quando li socchiudo ti trovo lì a scrutarmi con i tuoi occhi grandi… perché i bambini non li inganni… e finisce che tenendo gli occhi chiusi sono io ad addormentarmi per prima.
Quando per studiare, decenni fa, puntavo la sveglia all’alba, qualche volta mi addormentavo… e il nonno mi diceva “si vede che avevi bisogno di dormire”… quante sere, svegliandomi dopo un’ora o più, mi sono detta “forse ne avevo bisogno”.

Avrei potuto scrivere queste righe per ognuno dei miei figli, o le avrebbe potute scrivere mio marito, in qualsiasi momento dei loro primi anni di vita.
Per il piccolo, è storia ancora presente, per gli altri, passato recente. Nessuno dei tre si è mai addormentato “per magia”…

Ci ho messo molto ad accettare. Ad accettare che anche questo tempo servisse. Quante risposte ho dovuto cercare nei libri… all’inizio, con Sofia, solo queste mi davano pace “se lo dice un pediatra…o una psicologa…una neurologa” soprattutto per rasserenarmi che questo fosse “normale”.

Nel tempo, nelle sere, nei figli, ho capito l’importanza di questo tempo accanto… un tempo che serve per recuperare la fretta del giorno, tutti i momenti in cui diciamo e ci diciamo “dai, su…”. Ora lo leggo nei libri, ma soprattutto lo sento nel cuore di mamma.
Il tempo di passaggio tra la veglia e il sonno è il tempo del recupero, dei respiri profondi. E quando mi addormento…vuol dire che serviva anche a me… e che a volte sono i bambini che addormentano i genitori.
Non sempre è un tempo semplice… è il tempo delle rose… un tempo, anche questo, che ci serve per crescere, come genitori e come figli.

Questo, come sempre quando scrivo, vale per me, per noi per la nostra famiglia.

“E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa
che ha fatto la tua rosa così importante”
A. de Saint-Exupéry

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