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Attesa

Da quando anni fa, la scrittura è diventata per me alleggerimento e insieme urgenza emozionale di trascrivere il tempo e la vita, cercare la radice delle parole è un modo per dirmi e ascoltarmi.

E nel tempo delle parole ho scoperto che ci sono parole che accompagnano la nostra vita.
Per me, attesa è una di queste.

Attendere è ad-tendere … stendersi.

Rimanere in attesa è rimanere distesi nel senso più ampio del termine. Non è solo tendersi verso, ma è soprattutto restare, abbassare la guardia, vivere il silenzio, scoprire un vuoto, lasciando che la saggezza del tempo e della natura maturino le situazioni.

E stare distesi non è essere passivi.
E’ rimanere in distesa apertura di energie.
Quanto invece ci tendiamo oltre il dovuto, cercando di raggiungere, anticipare, superare, pensare prima che ogni pensiero sia necessario.

L’attesa per eccellenza, quella della gravidanza, è il momento della vita in cui si aspetta il maturare di un seme, come nel tempo di raccolta, perché questo raggiunga al suo compimento. Fatichiamo a restare solo in attesa e spesso cercando risposte prima del tempo trasformiamo l’attesa in tensione.
Se penso alle gravidanze di cinquanta anni fa, senza ecografie ed esami, durante le quali le donne nulla dovevano fare se non proseguire la propria vita in attesa che si compisse il tempo del parto, respiro ancora un rispetto sacro del tempo…

da Il Domenicale di Riccardo Benedetti

da Il Domenicale di Riccardo Benedetti

E mi fa pensare che ogni vita inizi proprio con un lungo periodo di attesa. Come se la vita stessa volesse insegnarci da subito che fin dall’inizio, per tutto, dobbiamo imparare a stare nell’attesa.
Ci insegna la Vita, che da qualsiasi punto si analizzi la vita nascente – per il bambino o per la madre- dobbiamo da subito imparare a rimanere in attesa dell’altro.
Che non significa vivere passivamente, ma rispettare i tempi senza dannosi confronti.

Ed è un grande insegnamento per crescere poi le vite che ci vengono affidate.

Mi capita da mamma di sporgermi oltre i bisogni dei miei figli, di non attendere e non attenderli, quando invece, fin dall’inizio di ognuna delle loro vite, mi hanno sempre insegnato a fidarmi di loro, restando in attesa fino a che loro stessi superassero fasi o raggiungessero le loro piccole grandi mete, distinguendosi e proteggendosi.

E così obiettivi che sembravano irraggiungibili – una notte intera di sonno, una mezza giornata con qualcunochenonsialamamma, una pizza in compagnia, una trasferta di lavoro, dieci minuti di lettura – semplicemente restando nell’attesa del fluire della vita, diventano il qui e ora.

“Perché quello che c’è tra di noi merita l’attesa” David Grossman