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PICCOLI GRANDI MAESTRI, ANCORA UNA VOLTA

Mi scoccia dirlo, ma ancora una volta i miei figli sono stati “maestri”.

Nel gioco di equilibri dei bisogni genitori-figli, ancora in queste vacanze i saggi sono stati loro.
Le vacanze, così desiderate, organizzate, programmate…finalmente si parte! Destinazione: la Strada Romantica. Con le mamme del corso di movimento, prima di partire, scherzavo sul fatto che di romantico ci sarebbe stato gran poco con tre figli, ma ce la potevamo fare. Due anni fa, erano già tre, abbiamo visitato la Provenza e tutto era filato liscio. Partiamo. Il viaggio di andata è come sempre una sofferenza. Al casello di Soave (a 5 minuti da casa) Zeno chiede se manca molto all’arrivo… Ma ormai a questo siamo abituati. Tra una sosta, un gioco e un cartone si arriva a Fussen. Il giorno dopo ci aspetta il “castello di Cenerentola”. Sveglia autonoma, non alzataccia per non turbare subito gli animi, e andiamo verso i castelli. Saliamo in carrozza, un po’ per regalare magia ai bimbi, un po’ perché il medio non ama camminare e vogliamo tenerci fiato “di scorta”. Scendiamo e per arrivare alla porta del castello ci sono, giuro, non più di 200 metri. Iniziano le fatiche. Sofia ha la scarpa stretta, Giulio vede un baracchino di souvenir e vuole un gioco, Zeno è stanco di camminare (due metri a piedi??). Trascinandoli un po’ facciamo poca strada e ci soffermiamo ad ammirare una lumaca. “Mamma, fai una foto”. Ok. Altri dieci metri, altra lumaca. “Mamma fotografa anche questa”. Bene. Altri dieci metri, altra lumaca. Cerco di proseguire, sono venti minuti che guardiamo lumache… Niente da fare, Giulio e Zeno si piantano letteralmente. Niente gli importa del castello, le lumache hanno la meglio.

lumaca
In qualche modo arriviamo all’entrata del castello, l’unica un po’ interessata è Sofia, ma il clima è già compromesso con Zeno che ha il muso e Giulio che urla a tutti che lui vuole tornare dalle lumache. (Solo a scrivere tutto questo qualche giorno dopo mi viene da sorridere….un po’ come quando hai smesso di allattare e ricordi con tenerezza le ore infinite passate sul divano ad allattare….ma finché ci sei dentro…). Scendiamo dal castello, non avevamo programmato la visita interna, per fortuna…ritroviamo le lumache e la cosa più bella che possiamo osservare in discesa, è la cacca che i cavalli che trainano le carrozze lasciano lungo la via. Entusiasmante davvero. Nelle ore successive capisco che la vacanza culturale forse, non è per questo momento della loro vita. Ma proviamo a proseguire. Rallentiamo i già lenti ritmi, abbassiamo i già bassissimi standard. Niente da fare. I due giorni successivi sono un continuo lamento, ad intermittenza…quando una cosa va bene a uno, non va bene all’altro. E uno ha sete, uno fame, l’altro non vuol fermarsi. E poi “non voglio andare”, “andiamo”, “mi annoio”, “quando torniamo al camper?”, “ho freddo/caldo/nonsocosaprecisamentehomamilamento…”. Siamo genitori rispondenti in questo momento? No. Quindi aggiustiamo il tiro. Si gira il camper. Rientriamo. In poco più di 4 ore siamo in un campeggio in Alto Adige, lontani dalla vita. Boschi e torrenti. Mi ci vuole un giorno intero per far pace con i miei figli…per accettare che non mi hanno rovinato la vacanza, ma mi hanno portata, ci hanno portati, dove dovevamo essere.
Fuori dal mondo, tra le mucche – che osserviamo per delle mezz’ore- e gli alberi.

Accogliere non è facile, implica un lasciar andare che costa fatica. Riporre nel vano portaoggetti la guida “I castelli della Baviera” per me è stata in principio una sconfitta.
Ma ora è vacanza.
Si respira, si cammina piano, nel bosco, non c’è nulla da vedere, ma tutto da scoprire… tra ortiche, fragoline di bosco, funghi, pigne.
E mi tornano in mente le parole di un’amica prima di partire “Finché sei in viaggio, fermatevi in un bosco e mollali…e tu abbraccia un albero”.

Di alberi e aria avevo bisogno, nel verde, tra le nuvole, mi hanno portato i miei figli.
E non è poesia. Forse, ancora una volta, si chiama competenza

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