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Chennoia…

“Mamma, giochi con me?”
“Sì, un attimo, finisco questa cosa e arrivo”.
E so, nella maggior parte dei casi, di dire una bugia.
Perché “finita questa cosa”, nei fine settimana, ce ne sono altre mille a fila.

Dal lunedì al sabato mi capita di pensare “Sabato e domenica finalmente potrò giocare con loro”.
I giorni normali corrono e scorrono così veloci che il fine settimana diventa l’ancora alla quale
aggrappare tutto quello che dal lunedì al venerdì non riesco a fare.

“Mamma, giochi?”
“Arrivo, metto in asciugatrice la biancheria e arrivo”.

E poi c’è altra biancheria da riporre.
Perché il week end è anche il momento in cui ne approfitti per sistemare quello che in settimana si
è accumulato su qualche mensola o mobile in stand by…

“Mamma, arrivi?”
Eccomi. Mi siedo sul tappeto con loro, due su tre.
Non mi calcolano, quindi dopo un po’ mi alzo perché mi sono ricordata di una mail a cui devo
rispondere. “Ma dai mamma, avevi detto che giocavi con noi”.
Ritorno sul tappeto.
Arriva anche Sofia. “Mamma, facciamo un gioco in scatola?” che sottintende
“ioetesenzaimieifratelli”.
E qui vorrei dividermi in 4: tre parti che giochino ognuna con uno di loro e una parte per me.

Resto dove sono e cerco di inventare un gioco che possa coinvolgere tutti e tre.
Ma di cosa stiamo parlando?
Una bambina di otto anni non ci azzecca nulla con uno di quattro.
Niente da fare. “Chennoia mamma…”.
In toni e modi diversi lo dicono tutti e tre.

Quando passavo i pomeriggi ad allattarli neonati mi capitava di pensare “Quando cresceranno
giocheremo un sacco insieme”.
E’ vero, giochiamo, abbastanza.

Ma forse a volte essere genitori rispondenti è anche annoiarsi, non riuscire a giocare con i propri
figli, non averne voglia e ammettere di voler fare qualcosa d’altro, che esuli da loro anche se il
tempo era un tempo che avevamo previsto e magari desiderato per il gioco.

A volte, in alcuni momenti, non riesco a giocare con loro e penso “Chennoia bambini miei…”.

Ma i genitori sanno che anche la noia è molto preziosa.