Trepidante, incerta, entusiasta. Esattamente 5 anni fa, proprio come oggi, aprivo le porte di Gaia per il primo cerchio delle mamme.
Un lunedì di fine inverno arriviamo a scuola in contemporanea e lei, occhi vispi e capelli biondi, scende dalla macchina vestita da principessa, il tulle è un po’ consunto e strappato in certi punti.
Mi scappa da ridere. Me lo chiede una mamma in un momento di confronto tra mamme di più bimbi.
E’ la mia serata di messa a letto, dopo tre di lavoro.
“Mamma, anche noi piangevamo così?”
Sono lì, accanto al ferro da stiro. Un punto fisso, una certezza nella loro variabilità. Di ogni colore e trama, scivolosi e antiscivolo, il gruppo raggiunge a volte dimensioni notevoli.
Avrei potuto intitolare questi pensieri di oggi passaggio. O solitudine. Adultità. Forse anche distacco.
Qualche giorno di vacanza, per Pasqua. E’ la prima vacanza “senza tutto”: senza pannolini, senza supporti di stoffa o con ruote, senza nessuno da allattare. Sono partita convinta che sarebbe stato più leggero delle altre volte.
Post it sulla copertina della mia agenda giovedì scorso:
Spesso mi chiedo come vedono i miei bimbi il mio lavoro.














